La rete FARE si prepara a Vienna per le sfide future17 dicembre 2009

Dieci anni dopo la fondazione della rete Calcio Contro il Razzismo in Europa (FARE) a Vienna, più di 100 attivisti, tifosi, esponenti del mondo del calcio, giocatori, esponenti politici ed esperti di 28 paesi europei si sono riuniti nella capitale austriaca per progettare il futuro dell’organizzazione.
Nel corso del weekend la conferenza “Il Calcio per l’uguaglianza”, che si è tenuta nello stadio Horr del FK Austria Vienna, ha esaminato i nuovi approcci nella lotta al razzismo e all’omofobia nel calcio europeo. Solo pochi giorni fa i tifosi dell’ Austria Vienna hanno mostrato striscioni con simboli dell’estrema destra e hanno cantato cori razzisti durante la partita della UEFA Europa League contro l’Athletic Bilbao allo stadio Horr.

Nel suo discorso di apertura il MEP Ulrike Lunacek, co-presidente del LGBT Inter-Group del Parlamento Europeo, ha sottolineato la propria soddisfazione sul fatto che FARE si è occupata dell’omofobia per la prima volta in una conferenza.
Per il calcio, ha affermato Ulrike Lunacek, è chiaro che ci sono degli omosessuali tra i calciatori – ma pochissimi sono dichiarati. Justin Fashanu è uno di questi: di colore e gay. Non è riuscito a mostrare il suo talento e si è suicidato per la paura, per le reazioni ed i pregiudizi. È per questo che è così importante lavorare contro questa paura, essere aperti, rompere il silenzio.

Nella sessione di apertura anche Alexander Pollak (Fundamental Rights Agency) e Georg Spitaler (Università di Vienna) hanno presentato i risultati di un nuovo studio europeo “Prevenire il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza nello sport”. Rimane una questione principale l’assenza delle minoranze etniche nei principali sport e la mancanza di sensibilizzazione per tali forme di discriminazione strutturale; anche la sottorappresentazione delle donne e delle ragazze nello sport pone un problema. Numerose associazioni calcistiche regolano l’accesso degli stranieri a livello professionale e amatoriale, che chiaramente violerebbe la legge europea.

Il Senior Manager per il Calcio e la Responsabilità Sociale UEFA, Patrick Gasser, ha presentato i dettagli della campagna RESPECT della UEFA, lanciata a Vienna durante UEFA EURO 2008. La campagna sottolinea il rispetto per la diversità e le differenze nella società europea ed è una chiara presa di posizione contro ogni forma di discriminazione, inclusa l’omofobia.

I calciatori riaffermano il proprio impegno per FARE

Domenica sera, in occasione di un evento FARE presso lo stadio Gerhard-Hanappi , casa della squadra leader austriaca SK Rapid, si sono celebrati i 10 anni di FARE e all’evento ha preso parte un gruppo di calciatori importanti.

Il capitano del Rapid e Calciatore Austriaco dell’Anno 2009 Steffen Hofmann, ha spiegato:
In uno stadio pieno di persone potete sentire cori razzisti. Questo succede anche qui – ma poi i nostri tifosi si occupano di questo ed è molto importante per noi. Come giocatori parliamo degli incidenti e parliamo anche con i nostri tifosi in modo che non succeda più. Siamo contro ogni forma di discriminazione, poiché veniamo tutti da paesi diversi. La cosa importante è giocare a calcio insieme.

L’ambasciatore FARE Paul Elliott, un ex calciatore del Celtic e Pisa, ha sottolineato che la battaglia non è stata ancora vinta:
Ogni calciatore ha il diritto fondamentale di lavorare in un’ambiente libero dal razzismo. La cosa più importante è la tolleranza zero contro il razzismo e l’istruzione a livello amatoriale. La xenofobia, l’omofobia e altre forme di discriminazione sono totalmente inaccettabili. FARE ha adottato una posizione molto positiva per sfidare queste questioni importanti nel calcio. Le cose sono migliorate ma c’è ancora molto da fare e la battaglia non è ancora finita.
La nuova frontiera si trova nelle strutture, i consigli, l’inclusione delle minoranze a tutti i livelli. Nel mio paese il 40% dei calciatori è di colore ma ci sono pochissimi allenatori o membri del consiglio di colore.

L’attaccante nato a Surinam Samuel Koejoe (DAC Dunajská Streda) che ha giocato in Germania e in Austria, ha raccontato un episodio durante il quale ha subito degli abusi razzisti allo stadio Hanappi dodici anni fa. Fece un gestaccio ai tifosi del Rapid e fu moltato dalla polizia, mentre niente fu fatto contro il razzismo. Samuel Koejoe ha affermato:
La situazione nel calcio sta migliorando perché persone come voi stanno combattendo attivamente contro il razzismo e pertanto sosterrò sempre FARE.

Gli altri calciatori presenti all’evento erano Branko Bošković (SK Rapid e Montenegro) e Oliver Prudlo, presidente dell’Unione Austriaca dei Calciatori ed ex calciatore del FC Wacker Innsbruck.

Insieme, calciatori ed esponenti del mondo del calcio hanno promesso “di sostenere con forza la lotta al razzismo e all’omofobia” e invitano il calcio europeo ad impegnarsi contro la discriminazione. I firmatari della promessa includono i rappresentati della UEFA, dell’Associazione Calcistica Austriaca, la Lega Calcistica Austriaca e enti pubblici come l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, il Ministro Austriaco per lo Sport e la Città di Vienna – così come i membri FARE.

Creare una nuova FARE per il prossimo decennio

La sessione di chiusura della conferenza lunedì ha esplorato le prospettive della rete FARE e le aspettative dei diversi esponenti coinvolti incluse le comunità etniche e le minoranze di colore, i tifosi e le persone con disabilità. I delegati hanno discusso i nuovi statuti di una federazione FARE che deve essere creata formalmente alla prossima conferenza FARE, mentre un nuovo consiglio ad interim ha iniziato a lavorare verso la transizione delle strutture della rete FARE.

La conferenza della rete FARE (12 – 14 dicembre 2009) è stata organizzata dal membro austriaco FARE FairPlay. Different Colours. One Game e ha ricevuto un sostegno economico dalla Commissione Europea – DG Justice, UEFA e dalla Città di Vienna.