'Ci vuole coraggio per combattere il razzismo'04 marzo 2009

La sessione di mercoledì pomeriggio della conferenza 'Unite Against Racism' di Varsavia ha dato la possibilità ai giocatori di parlare delle esperienze personali di razzismo nel calcio. Lilian Thuram, il giocatore francese con più presenze in nazionale e ora ambasciatore contro il razzismo, ha parlato ai delegati durante una sessione domanda-risposta, prima di una discussione di gruppo con il nazionale polacco di origini brasiliane Roger Guerreiro e il centrocampista senegalese Papa Samba Ba.

Lilian Thuram, ex difensore della Francia
Parliamo del razzismo nel calcio come se esistesse solo negli stadi, ma esiste anche nella società. Per combattere il razzismo per prima cosa dobbiamo capire che è parte della nostra cultura. Sfortunatamente alcuni pensano che non ci sia molto razzismo oggi. Penso che ci sia stata mancanza di coraggio per vedere le cose come sono veramente. Dobbiamo guardare alla nostra storia poi decostruire i pregiudizi che tutti noi abbiamo. Il fatto che [Barack] Obama sia Presidente degli [Stati Uniti] cambia evidentemente le cose. Il razzismo è nell'immaginazione, è in come immagini gli altri. E Obama presidente sfiderà l'immaginazione della gente. Ripensiamo agli anni '50 e [all'attivista dei diritti civili] Rosa Parks, che non poteva sedersi su un autobus – 50 anni dopo, [gli Stati Uniti] possono eleggere un Presidente nero.

Pape Samba Ba, MKS Znicz Pruszków
[In un partita] l'arbitro non stava facendo niente per fermare i soprusi. Sono arrivato a un punto dove non ce la facevo più. Non resistevo. C'è stato un fallo e ho perso la testa. Mi ha dato il giallo. Ho fatto un gesto di cui mi pento e sono stato espulso. Ho chiesto perché. Avevo deciso che non l'avrei fatta passare in questo modo. E' stata dura superare questo momento.

Vladimír Sendrei, istituto pubblico di Roma
Quando avevo 21 anni, ero l'unico giocatore con la pelle scura nella mia squadra. C'erano cori contro di me e altre cose spiacevoli. Capii che dovevo fare qualcosa per combattere questo abuso. Per fare questo, ho avuto bisogno di persone accanto a me che non facessero differenze per il colore della pelle, ma che considerassero il talento e i risultati. I ragazzini delle giovanili usano il calcio come un modo per scoprire di più della cultura propria e degli altri. Veniamo tutti da diversi background culturali, e l'integrazione e lo scambio interculturale dovrebbero venire promossi a livello giovanile.

Roger Guerreiro, Polonia e Legia Warszawa
Ho avuto la sfortuna di incontrare il razzismo sul campo e anche fuori. Nessuno è migliore o peggiore per il colore della pelle. Sei un individuo e dovresti vivere in società per quello che sei. Il razzismo riguarda la cultura e l'educazione. I bambini che guardano la tv possono vedere messaggi antirazzisti. Il supporto dovrebbe arrivare dai politici, ma anche da chiunque abbia il potere di farlo. Dobbiamo tutti unire le forze per fare qualcosa al riguardo. Il ruolo dei calciatori è molto importante per far aumentare la consapevolezza, specialmente tra i giovani.

Paul Elliott, ex giocatore professionista inglese
I giocatori professionistici possono influenzare la gente. Le buone abitudini derivano da come ci comportiamo. Siamo nati tutti liberi dal pregiudizio e dalla discriminazione. E' mentre cresciamo che l'ambiente esterno influisce su come pensiamo e ci comportiamo. Il calcio deve cambiare il modo in cui pensiamo, e i calciatori hanno dato un contributo positivo per questo. Negli anni '70 i media dicevano che il razzismo faceva parte del gioco. Non è così. I calciatori hanno il diritto fondamentale di lavorare in un ambiente privo di razzismo, il loro luogo di lavoro è lo stadio.

di Michael Harrold/uefa.com