I Liberi Nantes: l’Italia che vorremmo e che c’è05 aprile 2012

galleria fotografica

E anche questa volta i Liberi Nantes ci hanno mostrato la faccia dell’Italia che vorremmo.
In realtà, è la faccia di una delle tante Italie che esistono ma di cui si sente poco parlare.
Li conoscete bene, ormai: la prima società sportiva in Italia ad essere interamente composta da giocatori vittime di migrazione forzata, rifugiati, richiedenti asilo. Una piattaforma di esperienze sportive che incrociano storie, integrazione, socializzazione, speranza.

Manco a dirlo, tra S4C e i Liberi Nantes si è da subito creato un feeling e da tanto, ormai, stiamo facendo un tratto della nostra strada insieme, non solo raccontandoli ma anche affiancandoli in alcuni loro progetti tra cui Punto di Fuga.

E così sabato scorso abbiamo partecipato alla presentazione della nuova avventura dei Liberi Nantes: il touch rugby misto, maschile e femminile. Una disciplina spettacolare ma che consente a uomini e donne di giocare insieme.

All’evento sportivo ha fatto seguito, come nella migliore tradizione della palla ovale, un Terzo Tempo molto particolare proprio “a casa” dei Liberi Nantes: il campo XXV aprile, la cui genesi e le cui sfide abbiamo raccontato tante volte.

E’ stata una festa di quartiere, colorata, variopinta, allegra e rumorosa. Una cosa alla Liberi Nantes, insomma.

E con noi, in un Team S4C molto interessante, c’erano anche i partecipanti del corso base di fotografia s4c, guidati da Alessandra Fratoni, gli allievi del workshop sul videoreportage coordinati da Andrea Ranalli e i ragazzi del corso S4C Next Generation, degli adolescenti molto promettenti e appassionati.

Eravamo in tanti e la festa è stata bella. Si possono raccontare storie importanti, apparentemente piccole, anche divertendosi. E’ la migliore Italia.

Un’Italia seria, fatta da gente seria. Che si diverte molto seriamente.