Seedorf: “Il razzismo non è solo tra i tifosi, ma anche tra i giocatori”29 novembre 2004

Milano – rigurgiti di razzismo stanno attraversando gli stadi d’Europa, Clarence Seedorf cosa ne pensa?
“credo che i fatti accaduti siano lo specchio della nostra società dove prevale la discriminazione verso chi è nero, giallo, con gli occhiali. Verso chi è diverso”

Non sarebbero il frutto di convinzioni razziste?
“Ma no, magari alcuni dei tifosi che insultano i giocatori di colore hanno anche amici neri… è un problema di educazione e di cultura”

A lei certi episodi non hanno mai dato fastidio?
“Certo e vi posso assicurare che gli insulti non piovono solo dalle tribune, ma anche da altri giocatori”

Rimedi?
“Cominciamo a togliere le barriere dentro lo stadio. A Marassi c’è una gabbia per i tifosi ospiti. Credo che senza barriere tutti si sentirebbero più responsabilizzati.”

Basta questo?
“No, magari durante l’intervallo si potrebbe fare qualcosa sul campo a livello d’intrattenimento. Così la gente sarebbe impegnata a divertirsi e avrebbe meno tempo per pensare a certe cavolate.”

E voi giocatori come potreste rendervi utile?
“Dovremmo impegnarci a garantire uno spettacolo il più coinvolgente possibile. Certo non è semplice, non è umano giocare ogni tre giorni”

Lei riesce a giocare se parte del pubblico la schernisce?
“I buu non mi fanno effetto. Se non sono esagerati neanche li sento. Gli fai due gol e il problema è finito. Il vero razzismo non è quello dichiarato, ma quello che si verifica nella vita quotidiana”

Faccia un esempio
“Avevo 19 anni, ero da poco alla Samp. Stavo tornando in macchina, una bmw di seconda mano, in compagnia di mia mamma. Alla dogana mi fermò una signorina per il normale controllo di passaporti. Stavo ripartendo quando arrivò un funzionario che controllò la mia vettura millimetro per millimetro. Nel frattempo mi insultavano convinti che io non comprendessi. Quel giorno ho rischiato di andare in galera, se mia mamma non mi avesse fermato non so come sarebbe finita”

Eriksonn ha dichiarato che la prossima volta ritirerà la squadra dal campo.
“Lo trovo giusto ma non si può pensare che la Fifa possa are di questo comportamento una norma. Il problema è cambiare dentro di noi. Serve cultura, e con questo voglio fare riferimento ad atteggiamenti ben precisi.”

Tipo?
“Quando ero all’Inter amici e parenti al loro ingresso in tribuna d’onore vennero insultati. In quel settore dello stadio ci sono persone di buona famiglia, con un buon salario. È la cultura e la conoscenza delle culture che manca”

(fonte: Corriere della Sera – 28 no. 2004)