UEFA promette misure sulla discriminazione istituzionale21 gennaio 2011

Il seminario aprirà la strada a maggiore comprensione nel calcio
Un seminario sul tema della discriminazione istituzionale nel calcio è stato celebrato come passo storico che condurrà ad ulteriore discussione sul tema .
L’incontro di Amsterdam mercoledì (19 gennaio), organizzato da UEFA, dalla FA olandese (KNVB), dall’Associazione Calcistica Inglese (FA), e dalla rete FARE ha visto la partecipazione di una gamma di oratori inclusi attivisti, ex calciatori e amministratori.
‘Lavorare nei prossimi dieci anni’
“È essenziale lavorare nei prossimi dieci anni“, ha affermato un consulente del presidente UEFA William Gaillard all’apertura del seminario. “Dobbiamo sempre essere un passo avanti alla società nella lotta contro l’ignoranza che potrebbe manifestarsi.”
Dr Steven Bradbury, un ricercatore presso l’Institute of Youth Sport alla Loughborough University, ha presentato una relazione di ricerca sulla rappresentazione nel calcio europeo tra le minoranze e le donne.
Ha spiegato che la discriminazione istituzionale, tra le altre cose, è un fallimento collettivo di un’organizzazione a tutti i livelli per fornire un servizio appropriato alle persone per il loro background etnico, culturale o religioso, o il loro genere – sia intenzionalmente o attraverso una mancanza di comprensione, rivelando pregiudizio, mancanza di rispetto o ignoranza.
‘Bassi livelli di rappresentazione delle donne’
Dr. Bradbury ha sollevato alcuni questioni chiave relativamente alla discriminazione istituzionale come il numero ridotto di allenatrici donne nel calcio a livello professionale e amatoriale in Europa, così come il basso numero di donne in posizioni amministrative avanzate nei club professionali maschili, o a livello di amministrazione calcistica.
Ha inoltre illustrato alcuni esempi di buona pratica che hanno incluso il caso della Norvegia dove è stato introdotto un sistema di quote nel 1985 che determinava che dovesse essere eletta in ciascun comitato almeno una donna.
Ciò ha portato alla rappresentazione del 40 percento delle donne e nel 1996 Karen Espelund è diventata la prima vicepresidente donna della FA norvegese ed in seguito Segretaria Generale.
‘Le quota sono state importanti per me’
“Non sarei mai stata in grado di provare la mia competenza se non avessi fatto parte di un sistema di quote,” ha raccontato all’ex attaccante del Tottenham Hotspur e Manchester United Garth Crooks, che ha presidiato un gruppo di oratori.
“Certo devi sempre dimostrare qualcosa, ma le quote sono estremamente importanti per aprirti la strada.”

Sebbene il 32,7% di tutti i giocatori ai più elevati livelli nel calcio professionale sono calciatori ‘immigrati espatriati’ dall’Europa, Africa e Sud America, meno dell’1% degli amministratori senior presso i club professionisti e i membri del comitato esecutivo presso le federazioni nazionali e regionali sono membri di minoranze etniche.
‘Pochi allenatori o leader di colore’
L’ex presidente dell’Olympique Marseille Pape Diouf ha commentato che mentre un’ampia percentuale di giocatori in Francia sono di colore, pochi diventano allenatori o ricoprono ruoli di rilievo dopo le loro carriere. “Non è un problema solo del calcio – è nella società,” ha affermato. “Sono stato il primo presidente di colore di un club in Francia, e spero di non essere l’ultimo.”
Bryan Roy, un ex calciatore del AFC Ajax e Nottingham Forest e attualmente allenatore dei giovani dell’Ajax ha riflettuto su ciò che lo ha aiutato ad andare avanti dopo la sua carriera e ha sottolineato l’importanza dell’istruzione. “Senza che si tratti una questione di colore della pelle,” ha affermato. “Per esempio Johan Cruyff ha creato la sua accademia rendendo possible per i giovani sportivi di ricevere un’educazione e facilitarli a partecipare allo sport dopo la loro carriera. Penso che l’istruzione sia l’aspetto chiave.”
Esclusione dei Rom
Valeriu Nicolae, un attivista leader europeo per i diritti dei Rom e membro del Consiglio FARE, ha affermato come i pregiudizi istituzionalizzati e l’esclusione sono riflessi nel calcio per molte comunità di Rom.
Malgrado il loro amore per il gioco i calciatori Rom sono stati esclusi dalla mancanza di risorse nelle proprie comunità. Coloro che ce l’hanno fatta a livello professionista hanno sentito di dover nascondere le proprie identità.
I delegati al seminario hanno convenuto che l’incontro ha rappresentato un primo passo verso soluzioni future. “Alcuni aspetti sono così facili da cambiare. Invito i presidenti delle associazioni calcistiche a prendere posizione e rendere tutti consapevoli che possiamo facilmente cambiare il panorama che ci troviamo di fronte ora,” ha affermato il presidente KNVB e il membro del Comitato Esecutivo UEFA Michael van Praag.
‘Possiamo cambiare mentalità’
“I leader delle associazioni sia nel calcio che in altri sport, possono contribuire a cambiare la mentalità, perché quella è la prima cosa che deve cambiare. E penso che tutti i presenti guarderanno di già la situazione in modo diverso da questa mattina. Vorrei ringraziare la FA, FARE e UEFA e tutti i partecipanti per questa iniziativa.”